Il Monza espugna l’Olimpico Grande Torino, batte il Torino 1-0 e si prende gli ottavi di finale di Coppa Italia. Decide Dany Mota, capitano della serata e uomo simbolo di una vittoria costruita con ordine, sacrificio e una fame che in campionato si era vista soltanto a sprazzi.
Non è stata una partita perfetta. È stata una partita adulta. E per una squadra giovane, reduce da due sconfitte in Serie A e da sette gol incassati nelle prime due giornate, è forse la notizia più bella possibile.
Dany Mota, il gol che pesa
Il gol arriva al 48’ del primo tempo, praticamente sull’ultima azione prima dell’intervallo. Forson lavora bene sulla sinistra, mette un pallone rasoterra dentro l’area e Dany Mota fa quello che un attaccante deve fare: anticipa tutti, si infila tra i difensori granata e batte Perri.
Un gol sporco, rapido, da rapinatore d’area. Ma soprattutto un gol da leader.
Dany Mota aveva già colpito una traversa dal dischetto e si era reso pericoloso più volte. Poi, quando la partita chiedeva un episodio, si è preso la responsabilità. Non con un gesto spettacolare, ma con il movimento giusto e la cattiveria necessaria.
In estate il suo nome era stato accostato al mercato. Ieri sera, invece, il portoghese ha ricordato a tutti perché il Monza non può fare a cuor leggero a meno di lui. Quando sta bene, Dany Mota dà corsa, profondità, qualità tra le linee e quell’imprevedibilità che in una squadra come questa vale doppio.
Il Monza non concede quasi nulla
La cosa più sorprendente della serata non è soltanto il risultato. È il modo in cui è arrivato.
Contro il Torino, il Monza non ha subito tiri nello specchio della porta. Thiam ha vissuto una serata molto più tranquilla rispetto alle prime uscite di campionato, fatta eccezione per il palo colpito da Oristanio nei primi minuti.
Poi il Torino ha provato a spingere, soprattutto nella ripresa, ma si è scontrato con un Monza più compatto, più attento e finalmente disposto a soffrire senza perdere completamente la testa.
Dopo Inter e Udinese, la difesa biancorossa aveva bisogno di una prestazione che riportasse ordine. Non servivano frasi motivazionali, servivano distanze giuste, marcature vere, raddoppi e meno regali. Juric ha ottenuto una risposta.
Il clean sheet non cancella i problemi, ma restituisce una base. E da una base, nel calcio, si può ripartire.
Juric cambia marcia
Ivan Juric aveva chiesto una reazione. L’ha avuta.
Il Monza è sceso in campo con un atteggiamento diverso: meno frenesia, più concentrazione, meno palloni buttati via e più attenzione nelle letture difensive. Non sempre la manovra è stata fluida, ma la squadra ha capito il valore della partita e ha interpretato bene i momenti.
Nei primi minuti c’è stato anche un pizzico di fortuna, con il palo di Oristanio. Ma la fortuna, nel calcio, spesso premia chi non si sfalda. Il Monza ha resistito, ha colpito nel momento giusto e poi ha gestito la gara con una maturità che nelle due sfide di campionato era mancata.
Juric non ha risolto tutti i problemi in novanta minuti. Nessuno può raccontarla così. Ma ha ottenuto una vittoria che può incidere sulla testa del gruppo, sull’autostima e sulla costruzione di un’identità.
Forson e i segnali dei giovani
L’assist di Forson per Dany Mota è uno dei dettagli più importanti della serata. Il giovane biancorosso ha mostrato qualità nel controllo, lucidità nella scelta e precisione nell’ultimo passaggio.
Il Monza ha investito molto su ragazzi giovani, alcuni dei quali hanno ancora bisogno di tempo. Ma per crescere servono partite vere, con un risultato da difendere, un pubblico ostile e un avversario di Serie A davanti. Torino-Monza è stata una di quelle partite.
Anche i nuovi innesti hanno dato il proprio contributo. La squadra ha avuto energia in mezzo al campo, ha lavorato meglio sulle fasce e ha dimostrato maggiore capacità di reggere i duelli. In una serata così, non conta soltanto chi segna: conta chi non si tira indietro.
Il rigore revocato e il finale da batticuore
Il finale è stato inevitabilmente sofferto. Il Torino ha cercato l’assalto, il Monza ha difeso basso e la tensione è salita. Nel recupero, i granata hanno chiesto un calcio di rigore per un presunto fallo di mano, ma la decisione è stata poi revocata.
È stato l’ultimo brivido prima del fischio finale. Poi la festa biancorossa.
Una vittoria in trasferta contro il Torino, in una gara a eliminazione diretta, ha un peso specifico enorme. Non perché trasformi il Monza nella squadra perfetta, ma perché dimostra che questo gruppo può competere, soffrire e vincere anche lontano da casa.
Ora il Milan agli ottavi
Il premio per il Monza è un ottavo di finale di grande prestigio contro il Milan, a San Siro.
Sarà una sfida diversa, probabilmente più complicata, contro un avversario con qualità e profondità superiori. Ma il Monza non dovrà pensare subito a quella notte: prima c’è il campionato, prima c’è Parma, prima c’è la necessità di trasformare la prestazione di Torino in continuità.
La Coppa Italia ha regalato entusiasmo. La Serie A chiede punti.
Da Torino un messaggio chiaro
Il Monza ha dimostrato che può giocare da squadra. Sembra una frase banale, ma dopo le prime due giornate era tutt’altro che scontata.
Dany Mota ha segnato, Forson ha acceso la giocata decisiva, la difesa ha resistito e Juric ha ottenuto la risposta che cercava. Il Torino è stato battuto con merito e il passaggio del turno è sacrosanto.
Adesso, però, il vero esame è non disperdere tutto. Perché una serata di Coppa può diventare la svolta di una stagione soltanto se viene seguita da altre prestazioni della stessa sostanza.
Il Monza è agli ottavi. E per una notte, almeno una notte, può godersi una vittoria che sa di impresa.