Il Monza segna due volte, reagisce, prova a rimettere in piedi una partita nata male. Ma perde ancora, questa volta davanti al proprio pubblico. Il 3-2 dell’Udinese al Brianteo è una sconfitta che brucia più del 4-1 di San Siro: contro l’Inter si poteva invocare la forza dell’avversario, contro i friulani no. Qui il Monza si è fatto male da solo, con leggerezze difensive, blackout mentali e una gestione del finale di primo tempo semplicemente inaccettabile.
La squadra di Juric resta a zero punti dopo due giornate e ha già incassato sette gol. Un dato che non è una condanna, ma nemmeno un dettaglio da infilare sotto il tappeto del “cantiere aperto”. In Serie A si può essere giovani, nuovi, incompleti. Non si può essere ingenui per novanta minuti.
La partita: il Monza reagisce, poi sparisce
L’Udinese passa al 32’ con Piotrowski, abile a chiudere un’azione avviata da Kamara. Il Monza, però, non si sfalda subito: cinque minuti più tardi Andrea Colpani ristabilisce l’equilibrio con il sinistro, su assist di Ricardo Mangas.
È il momento in cui la partita sembra poter girare. Il Monza ha appena pareggiato, il pubblico si riaccende, l’Udinese pare meno sicura. E invece arriva il solito difetto di questa squadra: quando c’è da annusare il sangue, si ferma; quando c’è da difendere un risultato, si distrae.
Kamara riporta avanti l’Udinese al 45’, poi Ekkelenkamp firma l’1-3 nel recupero del primo tempo. Due gol incassati nel giro di pochi minuti, nel momento esatto in cui una squadra adulta deve restare lucida, chiudere gli spazi e arrivare all’intervallo senza danni. Il Monza ha fatto il contrario: ha lasciato all’Udinese campo, fiducia e partita.
Nella ripresa Gustavo Varela accorcia al 63’, di testa, su assist di Akinsanmiro. Il gol riapre tutto, ma non basta. Il Monza spinge con generosità, senza però costruire quel volume di occasioni pulite che sarebbe servito per trovare il pareggio. L’Udinese abbassa il baricentro, soffre il giusto e porta a casa tre punti pesantissimi.
Le note positive
Colpani torna a incidere
Il gol di Andrea Colpani è una delle poche notizie che meritano un sorriso. Il fantasista biancorosso si è fatto trovare pronto in area, ha calciato con qualità e ha dato la sensazione di poter essere ancora un riferimento tecnico vero per questa squadra.
Il Monza ha bisogno di un Colpani coinvolto, libero di ricevere tra le linee e capace di inventare. Non può essere soltanto un giocatore chiamato a risolvere le partite con una giocata isolata: deve diventare uno dei volti principali della manovra offensiva.
Varela, un segnale importante
Gustavo Varela ha segnato il suo primo gol in Serie A e lo ha fatto con la fame di chi vuole ritagliarsi spazio. Attacco del pallone, colpo di testa e porta riaperta: il giovane portoghese ha mostrato istinto e personalità.
Non basterà un gol per trasformarlo nel salvatore della patria, e sarebbe ingiusto caricargli addosso responsabilità eccessive. Però Varela ha lasciato un messaggio chiaro: è vivo, ha qualità e può diventare una soluzione concreta, non soltanto un investimento per il futuro.
Akinsanmiro porta energia
L’ingresso di Akinsanmiro ha dato qualcosa in più al centrocampo. L’assist per Varela è stato preciso, ma soprattutto il giovane arrivato dall’Inter ha portato strappi, intensità e una maggiore presenza nelle zone alte del campo.
In una squadra che spesso gioca con il freno a mano tirato, Akinsanmiro ha dato l’impressione di voler correre anche per chi resta fermo. Non è ancora la risposta a tutti i problemi, ma merita più minuti e una valutazione seria nelle prossime settimane.
Mangas, spinta e qualità a sinistra
Ricardo Mangas ha confezionato l’assist per il gol di Colpani e ha confermato di poter offrire una soluzione utile sulla corsia mancina. Quando il Monza riesce ad alzarlo e a coinvolgerlo, il portoghese porta ampiezza e qualità nel cross.
Il problema è che per sfruttarlo davvero serve una squadra più equilibrata alle sue spalle. Se l’esterno sale e il reparto resta scoperto, ogni pallone perso rischia di trasformarsi in un invito a nozze per gli avversari.
Le note negative
Sette gol subiti in due partite
Il numero più brutto è lì, nudo e impietoso: sette gol incassati in due giornate. Quattro contro l’Inter, tre contro l’Udinese. La prima partita poteva anche essere un incidente di percorso contro i campioni d’Italia. La seconda, invece, è una conferma di un problema.
Il Monza difende male non solo perché i singoli sbagliano, ma perché troppe volte il reparto appare lungo, disordinato e incapace di leggere le transizioni. Juric chiede aggressività, duelli, coraggio nell’uscita. Ma aggressività senza copertura diventa incoscienza, e il Monza in questo momento è una squadra che corre molto ma protegge poco.
Il blackout prima dell’intervallo
Il punto più grave della serata è il finale di primo tempo. Dopo aver pareggiato con Colpani, il Monza ha incassato due gol tra il 45’ e il recupero. È il classico momento in cui si misura la maturità di una squadra.
Non c’era bisogno di fare calcio champagne, né di cercare l’assalto finale. Bastava arrivare all’intervallo sull’1-1, respirare, riorganizzarsi e ripartire. Invece il Monza ha concesso il 2-1 e poi il 3-1 con una facilità sconcertante. Una squadra che vuole salvarsi non può spegnere la luce così.
Troppa confusione nella manovra
Il Monza ha avuto possesso, ha provato ad alzare il ritmo e ha trovato due gol. Ma tra il tentativo e la vera pericolosità c’è una differenza enorme. Troppo spesso la squadra ha mosso il pallone senza costruire vantaggi reali, affidandosi a cross forzati o iniziative individuali.
La qualità offensiva non manca: Colpani, Dany Mota, Cutrone, Varela, lo stesso Akinsanmiro possono creare qualcosa. Il problema è che non sempre giocano dentro un’idea condivisa. Si vedono buone intenzioni, ma raramente una trama continua.
Thiam e una serata difficile
Il portiere biancorosso non è stato l’unico responsabile della sconfitta, sarebbe troppo semplice scaricare tutto su di lui. Però anche Thiam ha vissuto una partita complicata, con qualche incertezza e una gestione non sempre rassicurante dei momenti delicati.
Quando una squadra concede troppo, il portiere è inevitabilmente esposto. Ma in una fase così fragile, il Monza avrebbe bisogno di certezze tra i pali, non di ulteriori dubbi.
Juric, ora serve un correttivo
Ivan Juric non può rinnegare le proprie idee dopo due giornate, né avrebbe senso chiedergli di trasformare il Monza in una squadra difensivista. Il suo calcio vive di intensità, pressione e coraggio. Ma il principio deve essere adattato ai giocatori disponibili e al livello della Serie A.
Il 3-4-2-1 può funzionare, ma solo se i braccetti non vengono lasciati da soli e se i centrocampisti accompagnano entrambe le fasi. Al momento il Monza sembra avere troppi metri da coprire e troppe responsabilità distribuite male.
Akinsanmiro potrebbe meritare spazio dal primo minuto, perché porta corsa e inserimenti. Varela, dopo il gol, ha guadagnato una candidatura seria. Ma prima ancora degli uomini, serve una squadra più corta: un Monza che quando attacca non dimentichi di difendere e quando difende non si limiti ad aspettare il disastro.
Lo sguardo alle prossime partite
Dopo la sosta, il Monza sarà atteso dalla trasferta di Parma, in programma il 6 settembre. Una partita già pesante, perché mette di fronte due squadre che non possono permettersi di vivere troppo a lungo nei bassifondi della classifica.
Non sarà una finale, è inutile usare parole enormi a settembre. Ma sarà un crocevia mentale. Il Monza deve tornare dal Tardini con una prestazione solida, prima ancora che con un risultato. Serve interrompere la striscia negativa, ma soprattutto serve dimostrare di aver capito la lezione.
Poi arriveranno altri appuntamenti che definiranno il tono dell’autunno biancorosso. Ecco perché Parma non può essere una partita come le altre: è l’occasione per capire se il Monza è davvero un cantiere destinato a crescere o una squadra che ha già iniziato a perdere punti, fiducia e identità.
Il verdetto
Il Monza ha perso 3-2, ma il risultato racconta solo una parte della storia. Le due reti segnate, la reazione e i segnali di Colpani, Varela, Mangas e Akinsanmiro sono elementi da salvare.
Il resto, però, è un conto salato: sette gol subiti in due gare, zero punti e la sensazione che ogni avversario, quando accelera, possa trovare il Monza scoperto.
Juric ha tempo, ma non troppo. Perché il campionato è appena iniziato, ma la Serie A non aspetta chi deve ancora decidere se vuole essere coraggioso o semplicemente incosciente.