Italia, Mancini è di nuovo ct: con Ranieri dt nasce l’azzurro 2.0 fra ritorno al 4-3-3 e voglia di riscatto

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Roberto Mancini torna alla guida della Nazionale italiana: il Consiglio Federale del 28 luglio ha ufficializzato il suo nuovo incarico da commissario tecnico, affiancato da Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico e presidente del Club Italia.

Roberto Mancini torna alla guida della Nazionale italiana: il Consiglio Federale del 28 luglio ha ufficializzato il suo nuovo incarico da commissario tecnico, affiancato da Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico e presidente del Club Italia.

Dalla crisi azzurra al “ritorno al futuro”

La scelta di riportare Mancini in panchina arriva al termine di settimane turbolente per la FIGC. Il progetto che avrebbe dovuto puntare su Andrea Pirlo è naufragato prima ancora di decollare: saltata la candidatura dell’ex regista, Paolo Maldini e il suo advisor Leonardo hanno rassegnato le dimissioni da direttore tecnico e responsabile del Club Italia, aprendo un vuoto di potere che ha spinto Giovanni Malagò a riprendere in mano il dossier.

Sportmediaset racconta come, in questo scenario, si sia riaperta la corsa alla panchina: in pole Mancini, subito dietro Antonio Conte, mentre sullo sfondo restavano altre ipotesi più defilate. Malagò, da sempre considerato vicino al tecnico jesino, ha progressivamente ricompattato il fronte federale sulla soluzione “usato sicuro”: richiamare l’allenatore che aveva guidato l’Italia al trionfo a Euro 2021 e che aveva lasciato improvvisamente l’incarico nell’estate 2023 per l’avventura in Arabia Saudita e poi in Qatar.

L’annuncio: Mancini ct, Ranieri direttore tecnico

La svolta è arrivata durante il Consiglio Federale del 28 luglio: Malagò ha comunicato ufficialmente che “Roberto Mancini è il ct della nazionale”, aggiungendo che Claudio Ranieri assumerà il ruolo di direttore tecnico e presidente del Club Italia, incarico che era stato di Maldini. La mossa ha cristallizzato il nuovo assetto: Mancini alla guida tecnica, Ranieri come figura di esperienza e governance, con l’obiettivo di dare stabilità e credibilità al nuovo ciclo.

La scelta è stata accolta con reazioni contrastanti: da un lato chi vede nel ritorno del Mancio una garanzia, dall’altro una parte del mondo del calcio – e dei tifosi – che avrebbe preferito una rottura più netta, magari con Conte. Proprio un’analisi Adnkronos sulle conversazioni online evidenzia come il 59% dei commenti in rete esprima perplessità o delusione per la decisione di Malagò.

Mancini 2.0: continuità di idee, nuovo contesto

Sportmediaset definisce questa seconda avventura come l’“Italia 2.0” di Mancini. L’allenatore torna dopo tre anni segnati da:

  • il trionfo europeo del 2021, con il 4-3-3 e un gioco di possesso aggressivo;
  • la dolorosa mancata qualificazione al Mondiale 2022;
  • le dimissioni del 2023 con passaggio alla panchina dell’Arabia Saudita e successiva esperienza in Qatar.

In questo ritorno, però, il contesto è diverso:

  • la federazione è guidata da Giovanni Malagò, che ha voluto disegnare una coppia Mancini‑Ranieri per tenere insieme tradizione, esperienza e una certa continuità di idee;
  • la Serie A, tramite la Lega, aveva spinto per Conte, segno di un equilibrio politico non semplice;
  • la tifoseria è divisa e l’allenatore dovrà riconquistare una parte dell’opinione pubblica dopo l’addio improvviso del 2023.

L’Italia riparte dal 4-3-3

Dal punto di vista tecnico, Sportmediaset spiega che la nuova Nazionale di Mancini ripartirà dal 4-3-3 e dalle stesse idee che avevano portato al successo a Euro 2021. L’impianto resta quello:

  • difesa a quattro con terzini pronti a spingere;
  • centrocampo tecnico e dinamico, capace di palleggiare ma anche di riconquistare palla in avanti;
  • tridente offensivo con ali larghe e una punta centrale che sappia legare il gioco.

L’“Italia 2.0” dovrà però aggiornare i protagonisti:

  • alcuni eroi di Wembley (Chiellini, Bonucci, Jorginho, Insigne) non ci sono più o hanno un ruolo marginale;
  • è cresciuta una nuova generazione di azzurri, dagli esterni offensivi ai centrocampisti box-to-box, che dovranno essere integrati in un sistema già collaudato.

La sfida di Mancini sarà dunque duplice: mantenere i principi che hanno funzionato e allo stesso tempo costruire un gruppo rinnovato, più giovane, capace di reggere un calendario fitto tra qualificazioni e impegni internazionali.

Il ruolo di Ranieri e il rapporto con i club

La presenza di Claudio Ranieri come direttore tecnico è uno dei tratti distintivi del nuovo corso. Sportmediaset sottolinea come l’ex allenatore, reduce dalle ultime esperienze tra Cagliari e nazionale greca, avrà una funzione di raccordo:

  • tra federazione e club di Serie A, per gestire convocazioni, calendari e politiche sui giovani;
  • tra la struttura tecnica (Mancini, staff) e la governance, garantendo continuità e mediazione nei momenti delicati.

Ranieri eredita un ruolo che era stato di Maldini, ma lo interpreta con la sua esperienza quarantennale da allenatore, elemento che Malagò considera fondamentale per dare solidità al progetto.

Perché Mancini (ancora) e cosa aspettarsi

Alla fine, la scelta di Malagò è stata quella di affidarsi a chi aveva già dimostrato di poter vincere con la Nazionale, nonostante le ferite delle mancate qualificazioni e delle dimissioni improvvise.

I motivi principali:

  • Mancini conosce ambiente, strutture e dinamiche federali, riducendo i tempi di adattamento;
  • ha già mostrato di saper valorizzare giocatori non scontati (da Barella a Spinazzola, da Chiesa a Locatelli) e di costruire rapidamente un’identità di squadra;
  • è il profilo preferito dal presidente, che in più occasioni lo ha definito la scelta più naturale e coerente per questo ciclo.

Cosa aspettarsi ora?

  • Un ritorno a un’Italia che prova a riappropriarsi del pallone, con pressing organizzato e tridente offensivo.
  • Una fase iniziale in cui il ct dovrà soprattutto ricucire il rapporto con tifosi e club, spiegando le ragioni del ritorno e mostrando coerenza nelle scelte.
  • Un tandem con Ranieri che, nelle intenzioni della FIGC, dovrebbe stabilizzare il sistema dopo il “ribaltone” delle ultime settimane.

Per Mancini, è l’occasione di chiudere un cerchio: riprendere il discorso interrotto nel 2023 e provare a portare l’Italia non solo agli Europei, ma di nuovo sul palcoscenico mondiale. Per l’Italia, è un ritorno al futuro, con la consapevolezza che la seconda chance, questa volta, dovrà essere gestita con ancora più equilibrio e responsabilità.

Si può anche come

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