Un punto che muove la classifica, ma non basta per cancellare la sensazione di occasione sprecata. Il Monza esce dal Tardini con l’1-1 contro il Parma, conquista il primo punto del proprio campionato e interrompe la striscia di due sconfitte consecutive. Ma dopo un primo tempo giocato con personalità, energia e idee, la squadra di Juric cala nella ripresa e si lascia riprendere da un Parma che fino a quel momento aveva prodotto poco o nulla.
A decidere la gara sono due classe 2007 e 2008: Jay Robinson, autore del primo gol in biancorosso al 38’, e Simone Lontani, che al 60’ trova il pareggio emiliano pochi minuti dopo essere entrato in campo. Un pareggio giusto per quello visto nei novanta minuti, ma fastidioso per il Monza: quando domini un tempo, vai in vantaggio e hai in mano una partita salvezza, devi trovare il modo di portarla a casa.
Primo tempo da Monza vero
Il Monza parte forte, con un 3-5-2 elastico e aggressivo. Juric, costretto a fare i conti con numerose assenze, sceglie di dare spazio ai giovani Robinson e Forson accanto a Dany Mota. Una scelta coraggiosa, ma tutt’altro che improvvisata.
I biancorossi prendono campo, pressano alto e impediscono al Parma di palleggiare con pulizia. Birindelli e Mangas spingono sulle fasce, Akinsanmiro recupera palloni e prova a spezzare il ritmo, mentre Robinson si muove con intelligenza tra le linee.
Il Monza crea le occasioni migliori. Dany Mota ha una chance importante, ma Corvi gli nega il gol. Poi, al 38’, arriva il meritato vantaggio: Robinson riceve palla al limite dell’area, è lasciato troppo libero e con un destro preciso trova l’angolo. Primo gol in Serie A, primo gol con il Monza e una celebrazione che racconta quanto pesasse quel momento.
Il vantaggio è meritato. Il Monza gioca meglio, ha più gamba e più idee. Per quarantacinque minuti sembra finalmente una squadra capace di mettere in campo il calcio richiesto da Juric: aggressiva, compatta, pronta a verticalizzare.
La ripresa cambia faccia
Il problema è che il Monza non rientra dagli spogliatoi con la stessa intensità. Il Parma alza il baricentro, mette più pressione e trova il pareggio al 60’ con Lontani.
Il giovane attaccante emiliano entra, prima impegna Thiam e poi lo supera con un destro rasoterra nell’angolo basso. Un gol bello, ma anche evitabile: il Monza concede troppo spazio al limite, accompagna male l’azione e permette a un giocatore appena entrato di prendere fiducia.
Da quel momento, la partita diventa più equilibrata. Il Monza prova a reagire, ma non ha la stessa lucidità del primo tempo. Le assenze pesano, i cambi offensivi sono limitati e la squadra non riesce più a costruire occasioni pulite.
La sensazione è che il Monza, nel momento in cui avrebbe dovuto fare il salto di qualità, abbia scelto inconsciamente di proteggere il pareggio. E quando una squadra gioca per non perdere, spesso finisce per non vincere.
Robinson, una serata da ricordare
La nota più bella è senza dubbio Jay Robinson. Il classe 2007 non ha soltanto segnato: ha giocato con coraggio, ha chiesto palla, ha attaccato gli spazi e si è mosso con una personalità non scontata per un ragazzo alla prima vera esperienza in Serie A.
Il suo gol è una liberazione e una promessa. Non significa che Robinson debba diventare titolare fisso o essere caricato di responsabilità enormi. Ma significa che il Monza può contare su un giovane che sembra avere qualità, atteggiamento e una buona dose di incoscienza positiva.
In una squadra che ha bisogno di energia e freschezza, Robinson può rappresentare una risorsa importante. Juric lo ha lanciato e il ragazzo ha risposto nel modo migliore.
Un punto che spezza la serie negativa
Il Monza muove finalmente la classifica dopo le sconfitte contro Inter e Udinese. Non è una vittoria, ma è un segnale: la squadra non è crollata dopo il ko casalingo contro i friulani ed è riuscita a giocare una partita con coraggio in uno scontro diretto.
Per gran parte della prima frazione, il Monza ha difeso bene. Kouadio, Lucchesi e Carboni hanno lavorato con attenzione, limitando gli spazi e proteggendo Thiam. La linea non è stata perfetta, ma è apparsa più compatta rispetto alle prime due giornate.
Sulle corsie, Birindelli e Mangas hanno offerto corsa, profondità e disponibilità al sacrificio. Entrambi hanno aiutato la squadra a salire nel primo tempo e hanno creato situazioni interessanti negli ultimi trenta metri.
Mangas, in particolare, continua a dare l’impressione di poter diventare un’arma importante. Ha qualità nel piede sinistro, sa accompagnare l’azione e può essere decisivo quando il Monza riesce ad occupare meglio l’area.
Akinsanmiro mette energia
Akinsanmiro ha dato dinamismo al centrocampo. Non è ancora il giocatore che detta i tempi della manovra, ma recupera palloni, corre, si inserisce e prova sempre a rompere l’equilibrio. In un Monza privo di Pessina, la sua presenza può diventare fondamentale.
Il calo dopo l’intervallo
Il difetto più evidente è sempre lo stesso: la continuità. Il Monza ha giocato un primo tempo da squadra vera e una ripresa da squadra spaventata.
Non si può dominare una frazione, andare avanti e poi concedere il controllo agli avversari senza riuscire a rialzarsi. Il Parma ha avuto una reazione prevedibile, il Monza avrebbe dovuto rispondere con più ordine e più personalità.
Dany Mota ha avuto una delle occasioni più importanti del primo tempo, ma Corvi è stato bravo a salvarsi. Sono episodi, certo. Ma per una squadra che crea poco, gli episodi diventano tutto.
Il Monza deve essere più cinico. Non può permettersi di costruire tre occasioni e segnare una sola volta, soprattutto negli scontri diretti. La Serie A non premia chi gioca bene per mezz’ora: premia chi segna quando può e difende quando serve.
Il pareggio di Lontani nasce anche dalla difficoltà del Monza nel gestire l’1-0. Dopo il vantaggio, la squadra avrebbe dovuto continuare a pressare in modo intelligente, senza abbassarsi troppo e senza concedere metri ai centrocampisti avversari.
Invece si è abbassata, ha perso aggressività e ha lasciato al Parma la possibilità di prendere fiducia. È un errore di squadra, non soltanto di reparto: difendere un vantaggio richiede coordinazione, coraggio e attenzione di tutti.
Le assenze e una panchina corta
Juric è arrivato al Tardini con una lista importante di indisponibili: Pessina, Ciurria, Ngonge, Varela, Zeballos e Ziolkowski, con Cutrone fermato anche lui da un problema muscolare poco prima della gara.
Sono assenze che pesano, soprattutto in un momento in cui il Monza ha bisogno di certezze. La panchina offre energia, ma poche soluzioni offensive realmente pronte. Quando il Parma ha trovato il pareggio, Juric aveva margini limitati per cambiare volto alla partita.
Non può diventare un alibi, ma è un dato concreto: questa squadra ha bisogno di recuperare uomini e di ritrovare alternative per affrontare un campionato che non aspetta nessuno.
Juric, un pareggio che vale fiducia ma chiede risposte
Il tecnico croato può essere soddisfatto della prestazione del primo tempo e della risposta mentale dopo le sconfitte iniziali. Il Monza ha mostrato un’identità più chiara, ha pressato e ha avuto il coraggio di affidarsi a giovani come Robinson e Forson.
Ma Juric sa bene che non basta. La sua squadra deve imparare a leggere le partite, a rallentare quando serve e ad accelerare quando l’avversario vacilla. In questo momento il Monza gioca ancora troppo a strappi: ottime fasi alternate a momenti in cui sembra scollegato.
Il prossimo passo è proprio questo: trasformare le buone prestazioni in punti pieni.
Parma-Monza finisce 1-1 e, sulla carta, il risultato può essere accolto con un sospiro di sollievo. È il primo punto stagionale, ottenuto in trasferta, contro una diretta concorrente e in un momento complicato sul piano delle assenze.
Ma il Monza esce dal Tardini anche con un pizzico di rimpianto. Perché ha giocato meglio nel primo tempo, è passato in vantaggio e ha avuto l’occasione di dare una svolta immediata al proprio campionato.
Robinson è la luce più bella della domenica. Il pareggio, però, ricorda una cosa molto semplice: il Monza ha trovato un punto, non ancora una certezza.