“E se fossi un clone di me stesso?”: Ben, la mentalità da serial killer e la corda al collo

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"E se fossi un clone di me stesso?": Ben, la mentalità da serial killer e la corda al collo

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Stella al college con UConn prima e super rookie coi Bulls poi, Gordon ha sempre lottato coi demoni della depressione. Che rischiarono più di una volta di avere la meglio

Massimo Oriani

"Avevo la mentalità di un serial killer. Elaboravo tutte le tue tendenze e le tue debolezze e pensavo a come massacrarti. Era una cosa violenta, esagerata". Per carità, il killer instinct in campo serve, eccome. Ma quello che passava nella testa di Ben Gordon mentre giocava a pallacanestro era qualcosa di più sinistro. Che si sarebbe manifestato tempo dopo, nemmeno tanto in fondo. No, non è mai diventato Jeffrey Dahmer, il cannibale di Milwaukee, o David Berkowitz, il "Figlio di Sam" che nell'estate del '77 terrorizzò New York City. Anzi, il contrario, l'unica persona a cui pensò di fare del male era sé stesso.

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