“E se fossi un clone di me stesso?”: Ben, la mentalità da serial killer e la corda al collo
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“E se fossi un clone di me stesso?”: Ben, la mentalità da serial killer e la corda al collo
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Stella al college con UConn prima e super rookie coi Bulls poi, Gordon ha sempre lottato coi demoni della depressione. Che rischiarono più di una volta di avere la meglio
Massimo Oriani
2 settembre – 14:55 – MILANO
“Avevo la mentalità di un serial killer. Elaboravo tutte le tue tendenze e le tue debolezze e pensavo a come massacrarti. Era una cosa violenta, esagerata”. Per carità, il killer instinct in campo serve, eccome. Ma quello che passava nella testa di Ben Gordon mentre giocava a pallacanestro era qualcosa di più sinistro. Che si sarebbe manifestato tempo dopo, nemmeno tanto in fondo. No, non è mai diventato Jeffrey Dahmer, il cannibale di Milwaukee, o David Berkowitz, il “Figlio di Sam” che nell'estate del '77 terrorizzò New York City. Anzi, il contrario, l'unica persona a cui pensò di fare del male era sé stesso.
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